Pinocchio, storia di un burattino

Scritto e diretto da Stefano Naldi

Maschere e pupazzi di Massimiliano Bolcioni

interpretato da Stefano Naldi e Andrea Fedi

Scene e costumi di T.d.F.

Lo Spettacolo

Uno dei libri più tradotti al mondo, una storia diventata universale e trasformata innumerevoli volte in film, cartoni animati, musical, e, ovviamente, un personaggio protagonista diventato icona di se e di tutto quello che a quel burattino di legno bugiardo si può rapportare. In effetti, la sua prima apparizione al mondo fu a “puntate” sul quotidiano “ il giornale dei bambini “ col titolo “le Avventure di Pinocchio” . E terminava con l’impiccagione del burattino causata dalle sue innumerevoli azioni sbagliate. La visione-versione di Stefano Naldi riprende da capo tutti i princìpi del libro e tocca con mano gentile e favolistica i “generi” che han sempre accompagnato questa storia. Il RACCONTO come base, con soli due interpreti che portando in vita il racconto, il TEATRO come dimensione e struttura, dove la dimensione burattino crea un imprinting animato di tutti gli altri personaggi, dalla marionetta al burattino al teatro orientale delle ombre, e il CINEMA nel personaggio stesso di Pinocchio che come Disney fece diviene segno grafico proiettato proprio come i cartoni animati di un tempo, quelli fatti a mano e non a computer grafica, per intenderci. E li amalgama piacevolmente lasciando affascinati gli occhi e le orecchie del pubblico da personaggi in carne e ossa e “gommapiuma “ che interagiscono con filmati e dialogano con pupazzi interi che, essendo diramazioni di una Fata dai Capelli Turchini qui diventata in effetti quel che è, un EFFETTO SPECIALE, sono tutti azzurri … La trama del libro c’è praticamente tutta e le magiche atmosfere che lo spettacolo crea trovano un loro acme quando, durante l’esplosione di frenesia e divertimento al Paese dei Balocchi in grazia delle immagini in bianco e nero proiettate su un telo bianco ci si trova catapultati indietro nel tempo, agli albori del cinema, quando il pubblico rimase a bocca aperta per le immagini di Viaggio sulla luna del mago Georges Méliès. Lo stupore di una magia avverata, che si materializza davanti agli occhi attraverso le maschere e i pupazzi di Massimiliano Bolcioni, la maestria sul palco di Andrea Fedi e Stefano Naldi stesso, e la libera creazione di un regista come Naldi, incanta e stupisce l’osservatore-spettatore lasciando apparire sul suo volto, grande o piccino che sia, quella maschera fatta di errori e di cose giuste, di coraggio e paura, ragione e incoscienza che si chiama Pinocchio. Un Pinocchio, stavolta, vivo e “irreale” come non mai.