THE NORMAL HEART

Di Larry Kramer - Regia di Antonio Sotgia

Teatro delle Forchette

Traduzione di Enrico Luttmann

Per concessione di Arcadia & Riconò S.r.l.

 

Uno spaccato di vita reale ai tempi dell’AIDS, dal punto di vista pubblico e politico e dal punto di vista personale.
Di come venne all’inizio negata – dai medici, dalla politica, dalla stampa – l’esistenza di questa epidemia, solo perché sembrava colpire “solo” i gay.

È la storia di Ned Weeks e del suo compagno che sta morendo. Weeks resta sbalordito nel constatare quanto poco si sappia in giro della malattia e inoltre è furibondo per la mancanza di reazione da parte dei media e del governo.
Questa rabbia lo porta a diventare un attivista e a creare un centro di salute per gay che diffonda informazioni sull’epidemia. Ma gli vengono messi i bastoni fra le ruote anche dalle direzioni più insospettabili: la comunità gay e i suoi stessi amici che hanno paura e che non vogliono che la loro libertà di promiscuità gli venga portata via.

CAST

FELIX TURNER Andrea Bedei
NED WEEKS Antonio Sotgia
MICKEY MARCUS Eros Zanchetta
DR.SSA EMMA BROOKNER Betty Benedetti
BRUCE NILES Enrico Monti
BEN WEEKS Stefano Burchi 
TOMMY BOATWRIGHT/ MEDICO ESAMINATORE Vincenzo Turiaco
HIRAM KEEBLER/GRADY Andrea Piovaccari
INFERMIERA Alice Bertaccini
INFERMIERA Chiara Magrone

Scenografie Antonio Sotgia/Teatro delle Forchette
Mixer Audio Chiara Costa 
Mixer Luci Yu Lan Bertarelli

Nota dell'autore

Tutto ha inizio nei primi anni ottanta. Non solo la vicenda narrata nello spettacolo di Larry Kramer “The Normal Heart”, facilmente intuibile anche dai fatti di cronaca di quel tempo. Ma la mia personale vicenda legata all’epidemia HIV/AIDS. E’ strano parlarne a distanza di tempo: aver vissuto quei primi momenti, la paura da bambino, la coscienza da adolescente, gli errori da adulto. Eppure è importante. E’ importante ricordare. E’ importante continuare ad informare. L’HIV/AIDS c’è ancora!
Esattamente era il 1984… Ero un bambino all’epoca, ma già il mondo attorno a me iniziava ad avere contorni ben definiti. Non ricordo bene in quale mese o in quale giorno accadde… ma ricordo benissimo cosa successe. Rientrando a casa, dopo il consueto pomeriggio a giocare con i compagni del palazzo ove vivevo assieme ai miei genitori, mi accorsi che qualcosa era cambiato… la luce all’interno dell’appartamento era diversa. Sopra al tavolo in cucina c’era un quotidiano; non ricordo che testata fosse, ma ricordo bene il titolo: “AIDS – Il cancro degli omosessuali”. Mia madre stava leggendo quell’articolo e vedevo nella sua espressione calare preoccupazione e paura. Io invece non mi toglierò mai più dal cervello quell’acronimo “AIDS”: cos’era? Perché mia madre era così preoccupata? Cos’è un omosessuale? Tante domande a cui però darò risposta negli anni a venire. 
Nel frattempo la vita continua… dalle scuole elementari passo alle medie, e qui lo spettro delle domande a cui dare risposta si fa più urgente e a tratti imminente. Ricordo poco di quel periodo, penso che la rimozione abbia fatto il dovere. I tre anni delle scuole medie sono stati i più difficili per me: ero solo, stavo sempre da solo; accerchiato, additato e deriso come “il finocchio” della scuola, oggetto di scherzi continui, angherie messe in atto per favorire la leadership dei maschi forti della scuola. Ho sempre pensato che in definitiva è un passaggio che ognuno di noi affronta in quel periodo, da una parte o dall’altra. La mia unica soluzione è stata quella di rifugiarmi in un mio mondo sicuro, ma purtroppo fatto di mura che lasciavano comunque penetrare la cattiveria che continuava mio malgrado. In seconda media lo spettro dell’AIDS torna incombente, negli spogliatoi della palestra. Durante i soliti scherzi dove il bulletto di turno nascondeva gli abiti del malcapitato, reagisco. E’ stata la prima volta (e ultima), nonostante non sapessi che cosa stessi realmente facendo, in cui mi sono alzato e ho alzato le mani con l’intento di fare a botte. La colluttazione dura poco, prendo parecchi pugni, ma riesco a darne qualcuno, ma tutto si conclude con questa frase agghiacciante: “Devi morire finocchio di merda, malato di AIDS”. E’ pressoché l’unico ricordo che ho delle scuole medie. 
Fortunatamente quel periodo finisce, e inizia il percorso alle scuole superiori, fiducioso che tutto quello che avevo vissuto si sarebbe perso nella memoria. Ma non fu così. Piano piano faccio i conti con la mia omosessualità. Scopro nuove cose di me e mi innamoro per la prima volta, del solito compagno di classe… per quanto la cosa faccia sorridere con il senno di poi, all’epoca il tabu di alcune scelte era sopra le nostre teste come una spada. In tutto questo scelgo di diventare “l’alternativo” e dare un senso a tutto. Un giorno però, in seconda superiore, arriva la notizia della morte di Freddy Mercury. Siamo nel 1991. Torna l’AIDS nella mia vita. Questa volta però ho più strumenti per capire il mondo e gli eventi, e comincio a documentarmi. Era importante per me sapere, e aiutare gli altri a capire. Finalmente sapevo chi ero, cosa volevo e potevo fare. Non ricordo quando ho fatto coming out, ricordo solo che ad un certo punto mi presentai per quello che sono. Sempre nel 1991 esce un libretto, con un personaggio dei fumetti in voga all’epoca, Lupo Alberto, dal titolo “Come ti frego il Virus”. E qui parte la lotta all’informazione. Nel mio istituto ne vietano la distribuzione, aleggiando lo spettro cristiano-cattolico sull’uso del preservativo. Io in primis, assieme ad alcuni studenti, occupiamo la scuola, iniziando l’opera di informazione sull’HIV/AIDS e sulla prevenzione di tale malattia, ma soprattutto sulla solidarietà e sull’emarginazione dei malati. Da qui inizia il mio percorso sul fronte attivo, che non si esaurirà mai. 
Tante altre vicende si sono susseguite nel tempo… il film “Philadelphia”… l’università… gli amori… “Le fate Ignoranti”… i rapporti occasionali… l’Arcigay… la LILA… i tanti errori… le persone sbagliate… le persone giuste… il mio specchio! … fino ad arrivare ad oggi, il momento giusto per affrontare un tema che purtroppo non viene più affrontato.
Due anni fa scopro quest’opera, tramite la versione per la TV con Mark Ruffalo e Julia Roberts, e ne sono affascinato. Fondamentalmente “The Normal Heart” è una storia d’amore: amore per se e amore per un'altra persona. Che sia uomo o donna, non fa alcuna differenza. E l’amore ai tempi dell’AIDS non è cosa semplice.
Da qui sono partito con la mia ricerca: ho ristudiato tutta la storia della ricerca su HIV/AIDS, ho trovato il testo teatrale del 1985 e ho iniziato a lavorarci. 
The Normal heart è la storia di una guerra, di una guerra al pregiudizio, di una guerra che dilania noi stessi dall’interno per le domande a cui non sappiamo dare risposte, di una guerra contro le istituzioni, di una guerra contro chi ti vorrebbe diverso da quello che sei! La stessa guerra che anche io ho combattuto per tanti anni… quella guerra che ognuno di noi in silenzio combatte ogni giorno… oppure facendo rumore… Ma l’importante è combatterla! 
Ecco cosa racconta… The normal Heart… una storia d’amore… dove un bacio tra due esseri umani può ancora fare la differenza!

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  • dal 01/12/2017 al 02/12/2017
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