CUORE DI MAMMA

Testo e Regia - Massimiliano Bolcioni

Teatro delle Forchette

Un orrore preludio ad un altro orrore. Esattamente poco prima dell'inizio della seconda guerra mondiale, Leonarda Cianciulli meglio nota come “La Saponificatrice di Correggio” inizia la sua catena di delitti anticipando in naturalità nell'uccidere la nefanda programmazione nazista di sterminio, e quasi come una “copia” in miniatura di tutta una ideologia  porta avanti la sua storia di orrori e saponette nella speranza che i suoi delitti possano,anacronisticamente, come estremo sacrificio alla Morte stessa, evitare la guerra in procinto di esplodere. Una lucida follia singola, che diviene premonizione di una follia sociale destinata a incidere un solco profondo nella Storia recente.

Di questo parlo fondamentalmente in CUORE DI MAMMA, che non vuole essere un testo teatrale biografico ma un pretesto per parlare,appunto di altro e di più ampio che di un singolo criminale.

Partendo dinamicamente come omaggio-appoggio ai dialoghi del film del 1977 GRAN BOLLITO, un piccolo Cult di genere, lascio ben presto quel racconto ( per altro assai riadattato rispetto ai fatti veri …) per addentrarmi in meandri più oscuri di quello che è il Mistero Sacro della mente di Leonarda Cianciulli. Donna ma prima di tutto Madre come non mai. E allora, entrando in merito al mio Testo, ecco tornare un tema a me caro ultimamente, quello delle Tre Madri. Tre Madri che sono Tre Sorelle Tre Figlie come Tre sono le Grazie Le Furie … La costruzione Drammaturgica del Testo così come della mia Regia diventa stavolta assai semplice: Tre Madri-Sorelle da un lato a rappresentare l’Universo Autentico Uterino, Tra Madri-Amiche dall’altra a rappresentare il Fasullo Feminino Sociale, e in mezzo, tra due fuochi, due giovani uomini per un motivo o per l’altro Figli di entrambi. In un contesto così spietatamente “Arcaico” e similare per situazione al Dramma Greco non può che scatenarsi pertanto che una inesorabile Tragedia Conseguente. Come spesso accade nella mia Drammaturgia, anche stavolta si parte con toni quasi grotteschi, divertenti se non dissacranti dal sapore vagamente Felliniano per finire esattamente all’opposto al crepuscolo degli eventi narrati. Così,la storia a dire il vero ancora molto da chiarire della Saponificatrice di Correggio, viene da me riscritta in parte a favore di una sintesi narrativo esplicativa altrimenti confondente per il pubblico, al quale intendo proporre più che una sintesi biografica realistica un motivo di riflessione cagionato dall’argomento superiore alla vicenda stessa: quella follia della mente o del pensiero che se relegata ad un singolo individuo rimane giudicata e condannata ma se diviene concetto sociale allora è ammessa e perdonata. Non si è mai saputo in effetti QUALE fosse il livello reale di follia nella mente di Leonarda Cianciulli, donna sicuramente scaltra legata alle arti magiche esoteriche,cartomante medium ma anche Madre super protettiva dal passato tristissimo e sofferto. Esiste una sua “biografia” scritta in manicomio ma è quasi certo che sia opera in realtà dei suoi avvocati per dare una immagine più di vittima che di carnefice al mondo, nella quale la Signora afferma tra gli innumerevoli deliri addirittura di essere la Dea Ecate, e di aver solo preso in prestito i corpi delle amiche giusto per il tempo di patteggiare con la Morte la salvezza dei figli dalla guerra, per poi farle tornare in vita una volta passato il pericolo. Non sono io con CUORE DI MAMMA a tentare di dare risposta e men che meno di giudicare quanto vi sia di giusto o di sbagliato nella vita di tutti,non solo di Leonarda Cianciulli, ma non posso però trascurare il fatto che certe verità assolute e profondissime sulla Vita stessa le abbia personalmente sentite profferire da persone socialmente giudicate psichiatriche, per non dire pazze. Talmente logiche per ragionamento,talmente dirette per contenuti ed espressione da aver fatto dubitare me stesso in quel momento della mia sanità mentale, non della loro. Non ci ragiono. Non ci ho ragionato neppure col cast che però ho buttato in quel pozzo oscuro durante le prime prove, che ho tenuto come Laboratorio di Ricerca Emozionale, la Disciplina che ho inventato e che continuo a sperimentare da decenni riguardo all’andare in Scena mandandoci il Personaggio e NON l’Interprete. E quel che ne è uscito è un Testo consegnato agli attori “a puntate” e relativo lavoro di messa in atto che una volta arrivato alla fine è tornato all’inizio per essere riscritto nuovamente avendo preso Vita Propria e Autonomia come, “fregandomene totalmente del tutto dall’inizio” ( al punto di sgomentare il cast che già si credeva abbandonato trascurato e prossimo ad un naufragio), immaginavo invece sarebbe successo. Da qui uno Spettacolo-Rito, in realtà tutto nella mente della protagonista come del resto è rimasto un segreto nella mente della VERA protagonista storica, tra Sacro e Profano,dove persone sedute attorno al “Calderone Salotto di Leonarda” giocano trafitte in diagonale da Dio e dal Diavolo le loro carte le loro storie e le loro crudeli chiacchiere annoianti e annoiate di Paese. In attesa di diventare qualcosa di utile come una saponetta, con la quale, come si faceva una volta, lavarsi la bocca se si è detto troppo. O di sbagliato.

 

Massimiliano Bolcioni

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