L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA

Regia - Antonio Sotgia

di Luigi Pirandello

L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA

di Luigi Pirandello

Regia - Antonio Sotgia

Nato dalla novella “Caffè notturno” e dalla prima stesura della pièce denominata “La morte addosso”, “L’uomo dal fiore in bocca” raggiunge l’apice e la massima potenza emozionale del messaggio che Luigi Pirandello tramanda in tutti i suoi testi: dare vita alla morte.

Analizzando il testo definitivo, facendomi coinvolgere oltremodo dal dialogo tra l’avventore e l’uomo, sono giunto a dire che, in      realtà, non si tratta di un sistema dialogico, ma di un soliloquio che un malato offre a se stesso. Il dialogo, in questo caso, diventa il   pretesto per fare comprendere con più facilità il rapporto tra una persona in fin di vita e il mondo che gli gira attorno, prendendo così un carattere di universalità. Perché non rendere il tutto in un monologo in cui ci si rapporta con il pubblico, facendo diventare egli stesso l’avventore sprovveduto? La mia risposta fu: si può fare. Allora, in una ambientazione scenografica assolutamente atemporale, questo “homo sapiens” contempla ricordi, particolari e porta il proprio vissuto a contatto con il pubblico, non più distante, ma facente parte di un unico corpo: lo spettacolo della vita e della morte. Lo spettatore entrerà quindi in una dimensione di spettacolarità virtuosistica in cui sentirà l’angoscia di avvicinarsi e compararsi con una persona che in realtà vive, anche nella morte, cogliendo in essa il fiore di mille emozioni. Come un eroe epico, l’uomo dal fiore in bocca, assieme al suo epitelioma, dolce come una  caramella, creerà, a poco, a poco, una maschera che, per la sua       importanza, si prenderà il peso del cerchio della vita. E, come in un “déjà vu”, il pubblico sentirà di aver già vissuto la morte, e la sua vita eterna, in un unico spazio che dal palcoscenico ci porta alla vita reale, credendola fittizia e facendoci schernire da lei. Ma ci sono di questi tempi delle così buone albicocche! Come la vecchia ubriaca che ci fa sorridere e tristemente ci fa comprendere la tragedia di una fine annunciata, l’uomo dal fiore in bocca ci parla a tu per tu della vita, della morte, e del fatto che, in realtà, ci portano alla stessa cosa: il cespuglietto d’erba che un giorno tutti noi incontreremo in un parco e, ridendo spensierati, ne conteremo i fili, essendo questi gli ultimi concessi per dare vita alla morte. Implacabilmente, inesorabilmente e generosamente.