MONOLOGHI ... IN ATTESA

Testo e Regia Antonio Sotgia

Finalmente si ride anche delle proprie disgrazie.

Perché non condire tutto con una sana dose di ironia?

Momenti esilaranti per battuta e per momento scenico, ancor più arricchiti da improbabili balli di gruppo che ricordano le nostre tradizionali balere ed i famosi Alligalli, sulle note di una passata seppur famosa canzone italiana, una su tutte Ornella Vanoni, carica di splendida ironia.

Una stazione di non si sa che cosa, (forse la sala d’attesa di uno psicanalista!), otto personaggi in attesa di un mezzo di trasporto o forse di più di un viaggio verso una nuova meta o meglio verso una nuova vita. Ritratti borderline al limite del grottesco, fatti di una tessitura comica e amara. Personaggi quotidiani che lasciano parlare la propria essenza di ninfomani, depressi, psicotici, disadattati, infelici, ricchi di divertenti problemi psicosomatici: uno per tutti il Politico, affetto da sovreccitazione, come parabola ascendente e discendente dei discorsi politici (non a caso il suo capitolo si intitola “POLITICAMENTE ERETTO”), o la Ninfomane, affetta da cleptomania, o meglio cultrice della “mano morta”, e ancora la disadattata e avara Barbona, che rincorrendo l’elemosina, o meglio il danaro, scopre poteri magici in una semplice baguette.

Uno spettacolo leggero sulla leggerezza dei modi di essere, che diverte e con uno sguardo nostalgico strizza l’occhio a ciò che poteva o potrebbe essere solo se…. Avessimo il coraggio?

Così racconta il personaggio della Depressa, che deliziosamente impietosisce il pubblico con la divertente storia del martello, e tenta di risollevare le proprie sembianze a persona normale, e ancora l’Innamorata, sfortunata testimone di tremende relazioni amorose, fra cui un collezionista di “SanPietrini”;fino alla esilarante Pazzoide, altalenante fra elettroshock, psicanalisti e improbabili esorcismi, alla ricerca di qualcuno che risolva un semplice dolore alle caviglie; trait d’union un’improbabile Hostess, logorroica, che perde di continuo il filo del discorso, annoiando se stessa nell’arrampicarsi sugli specchi di una cervellotica cultura esistenziale… Concetti sempre veri e sempre attuali, che con semplicità e poesia un viaggiatore qualsiasi, riuscirà ad esprimere in chiusura come morale delle più famose fiabe di Esopo.

 

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