COSI' E'... A QUANTO PARE

Testo e Regia Antonio Sotgia

“Io sono colei che mi si crede!”… Così si conclude uno dei testi più belli e interessanti di Luigi Pirandello: Così è (se vi pare…). E da questo assioma sono partito io! Non ho dovuto fare molta strada per capire che se un autore vuole scrivere un’opera, in questo caso un testo teatrale, deve partire da quello che conosce già. Quale esperienza migliore se non quella di guardarsi dentro e comporre la poesia della propria vita e scoprire che tante sono le cose da dire in cui la scrittura drammaturgia può trovare posto: e così ho fatto. La verità, l’ostinazione di trovare la verità in qualsiasi cosa, non trova posto qui. Perché? Perché la verità, nel senso stretto del significato della parola e del suo valore etimologico, è bugiarda quanto la realtà del riflesso distorto di uno specchio da Luna Park. E così il gioco delle parti prende vita, come la vita stessa compie il suo ciclo. Arrivato quindi ad un punto della mia di vita ho deciso di scriverne l’immaginazione e la fantasia, lo stupore e la maraviglia, l’odio e il rancore, la poesia e la sua bellezza. E l’amore, emozione pura e spuria allo stesso tempo. Contenitore di mille passioni, passando da noi stessi e da quello che ci rimane dentro, per esempio, dopo aver letto “Cime tempestose”, visto “Colazione da Tiffany” o ascoltato “Turandot”. Può durare un attimo o una vita, ma nulla toglie nulla al suo valore.

Un gioco duro quello di mettere alla prova se stessi, ma in definitiva non è più duro del gioco quotidiano della lotta. Dicono che la cosa più difficile al mondo è viverci… In funzione di questo il quotidiano diventerebbe un luogo comune insostenibile. Così non è (se vi pare ovviamente)… Rinnovarsi ogni giorno, anche nel non rinnovabile questo è difficile. Proporre se stessi in una lotta continua di ragione e astrazione, questo è difficile. Morire e risorgere senza perdere il proprio passato, questo è difficile. Tutto questo Così è (a quanto pare…) cerca di raccontarlo. Senza dire o affermare verità… lascio questo a tanti uomini politici e non che, certi delle loro sembianze, spacciano verità all’uscita della scuola superiore di sopravvivenza.

Alla certezza sovrappongo l’incertezza. Alla verità sovrappongo il beneficio del dubbio. L’equilibrio? Instabile… E così è il mio racconto… Il racconto del destino disegnato da me fanciullo fatto di arte e di teatro! Perché così è e pare proprio che così sarà. E nessuno è immune da questo… Sempre vi scontrerete con i vostri fantasmi che vi gireranno attorno scuotendo le loro catene… Che ironia! E allora pieno d’animo e consapevole del viaggio che ho intrapreso, intraprendo e intraprenderò, a testa alta vi dirò “Signori! Per me, io sono colui che mi si crede!”. E così semplice sarà la risposta…

 

Antonio Sotgia

Galleria fotografica