NON SONO UNA SIGNORA

di Antonio Sotgia

Continuo a pensare e a sognare l'esistenza di una strada, lunga davanti a me, deserta sui suoi lati, come in un vecchio film in bianco e nero ambientato in texas.
Penso che improvvisamente, e senza neanche rendermene conto, ho intrapreso quella strada, senza sapere nemmeno dove mi porterà.
Con me, di seguito, il mio passato.
Con me, al seguito, il mio presente.
Con me, a seguire, il mio futuro.
E come una carovana, tutti insieme, i miei amici, i miei cari, la mia famiglia e i miei amori, su un unica strada.
"Non sono una signora" vuol raccontare, in una sua maniera, forse strana e inaudita, ma certamente sentita, lo spaccato di gioia e dolori di un gruppo di amici che abitano in una stessa casa.
E tra amori non corrisposti, sogni di gloria, soldi che mancano e strane apparizioni, la vita dei personaggi va avanti, ma con un'unica certezza: non resteremo mai soli.
Omaggio al musical, ma non al musical di Broadway ricco e fastoso, a quel ramo dello spettacolo musicale fatto di personaggi presi dalla strada, che probabilmente non sanno neanche cantare, ma sentono il desiderio e la voglia di canticchiare per strada un motivetto che li rassicura, facendo parte, quel motivetto, del proprio intimo riguardo.
Uno spettacolo simile al "Tutti dicono I love you" di Woody Allen, oppure a quel piccolo capolavoro che è "Otto donne e un mistero" di Frank Ozon, passando per la commedia spicciola e raffinata "La strana Coppia" di Neil Simon e dal famoso "Sex and the city" con Sarah Jessica Parker.
Un originale "omaggio dell'omaggio", oserei quasi classificarlo, con una cosa però autentica: la storia di vita, quella vita che attraversiamo tutti, e molte volte senza neanche voltarci per una pausa... Ma anch'io "Non sono una signora"... e credo che nessuno in definitiva lo sia veramente... è così poco divertente!

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