EDIPO RE

da Sofocle - regia Antonio Sotgia

Non è facile presentare e rappresentare un testo simile...Quando lessi, tempo fa, Edipo Re di Sofocle, per motivi di studio,mai mi sarebbe venuto in mente di prenderlo e rappresentarlo in scena. Troppo il tempo dietro a questo testo oramai ingiallito,ma sempre così contemporaneo nella vicenda che sviluppa la sua tragedia.Poi l'occasione... Occasione simile a quella morbosa di Giocasta, che mi ha dato il genio di impostare una messa in scena...Ma il tempo continuava a darmi dei problemi... Che fare per non tradire una tragedia che ha in se lo scorrere degli anni, secoli, millenni, con l'immagine del tempo ambito degli uomini schiavi e ignoranti, senza togliere la componente psicoanalitica di cui il testo è impregnato. Domanda a cui dare una risposta... Domanda a cui non dare una risposta... Ebbene la risposta non l'ho data... Lasciando libero Edipo di agire nella sua angelica e asfissiante esistenza, scandita dal relativismo di un sacerdote "non sacerdote"... E una risposta l'ho data... Lasciando libero Creonte di agire su Edipo con maestoso e intrigante sadismo e masochismo. E sopra loro Giocasta, la "DEA", maestra e stupida, strana creatura benefica e malefica, che tutto distrugge e tutto ripara... Gli altri personaggi: PAZZI! Senza una via di uscita se non quella di interpretare un ruolo che loro stessi si sono dati per uccidere con moralità e incongruenti affermazioni la vita di Edipo. Ma Edipo vive realmente... O è solo un concetto astratto dell'incoscio... Concreto nel simulacro indecente... Normale o Anormale? Fittizio o tangibile? ... Il normale non esiste, l'anormale anche, lasciando lo spettatore libero di agire e pensare, se vuole, dando al suo volere un potere mai cosciente e privo di ragione... E di potere si parla... Machiavellico e sottile, come sottile è il filo teso dal passato, presente e futuro, sempre pronto ad essere spezzato o tagliato... Lacerato col sangue di indubbia e dubbia innocenza... Il fittizio esiste, il tangibile esiste, estremo quanto le stigmate di Cristo segnato da una croce indissolubile nel tempo chiarito, o meglio svelato, e tramandato da persone squallide ma vere... Ma nulla finisce mai nel nulla... Quel nulla che tutto avvolge facendo cadere il tutto su un palcoscenico mortale... Immortale l'esperienza e l'immagine mai pura del nostro cuore, dell'amore bugiardo avvolto nel palcoscenico vitale da essenze e assenze sprezzanti da disprezzare e distruggere a piacimento voluto e vellutato... E tutto è fine... Noi giochiamo? Non credo… Edipo gioca? Neanche... Vero è che noi tutti giochiamo e non giochiamo allo stesso tempo, finché poi tutto diventerà così insopportabile da ritenere il gioco inutile... E ne cominceremo un altro... Che sarà poi specchio del precedente... E così per tutta l'inesorabile vita terrena... E allora recitiamo... Come solo i nostri personaggi tragici sanno fare.... Perché...No anzi...Nessun perché... La vita ne è già troppo piena... e così Edipo, Giocasta, Creonte e il Sacerdote agiranno secondo i loro perché...credendo che questo sia il GIUSTO! Ecco la tragedia... Ebbene recitiamo, creiamo, assumiamo il mostro IO come nostro dipendente... E questo sarà veramente il "THE END" che tanto aspettiamo con ansia giocosa e estenuante... E quindi il tutto avrà fine...In un incantevole anfiteatro vuoto e logoro... bianco... scavato in una collina di esistenza costruita... E dopo la notte che tutto ammorbidisce, ecco l'accecante luce del giorno che illumina colui che è nato da un'eternità, con i segni del tempo che ricordano qualcosa di blu...

 

Antonio Sotgia

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