INTERIORS

da Woody Allen - Regia Antonio Sotgia

La vita e la morte si assomigliano e a vicenda si specchiano, ritrovando nello specchio quelle crepe profonde che ognuno di noi ha dentro, nel proprio intimo interno, nel proprio “io”, nel proprio cervello, diviso anch’esso da immagini speculari senza un significato particolare, ma con un disegno ben definito, dai contorni razionali.

È nel razionale che va cercata quella pazzia che avvolge tutti.

Basta una storia banale, di vita quotidiana, per comprendere che la quotidianità non è per niente banale, anzi globalmente drammatica.

È nel dramma che poi si scopre la vera realtà, quella di tutti i giorni,

quella di un sorriso banalmente accennato da una anziana signora in un tram,

quella delle lacrime per un lutto o semplicemente per un dettaglio che distrattamente non vogliamo e non possiamo vedere e assaporare ogni giorno.

Scopriamo così che i dettagli sono più importani della cornice che ci portiamo addosso…

E la vita… E la morte…

Sono così banalmente uguali e piene di dettagli che li avvicina, mescolandole assieme, trovando anche ironico il fatto che con loro i conti non tornano mai…

trovare una risposta o una domanda a tutto ciò non è cosa semplice…

ma credetemi tutto accade, tutto è accaduto, tutto accadrà…

bisogna saper aspettare… Aspettare… Aspettare!

Antonio Sotgia

 

Il Film

“Il film più “bergmaniano” di Woody Allen: una vicenda “banalmente” drammattica dove emergono esasperati i meccanismi tipici del teatro da camera ottocentesco e dove il regista americano è riuscito a mostrare, come poche altre volte, la doppia faccia dei personaggi. Fulcro della storia è una famiglia facoltosa di New York: i genitori (la fragile ed emancipata eve e il superficiale ma simpatico Arthur) e le figlie Rebecca, poetessa di successo e moglie di un romanziere fallito, Joey, frustrata professionalmente e distrutta dalla crisi dei genitori, e Flyn, la più appartata, attricetta di telefilm e devastata dagli stupefacenti.

Il film è la cronaca dei tentativi di Eve di riacquistare l’equilibrio nervoso per riprendere così il legame col marito, fuggito con una signora gioviale e amante della vita, e delle estenuanti conversazioni delle figlie fra loro, con lei, con il padre, con i propri compagni”

 

Lo Spettacolo

La trama è semplice: una famiglia si trova, ad un certo punto, a dover gestire al suo interno il dramma della madre, affetta da depressione ed esaurimento nervoso, dovuti dalla separazione con il marito.

Storie come queste sono all’ordine del giorno… semplici… banali… ma estremamente cariche di reale drammaticità.

Da questo concetto ho estrapolato la tragedia quotidiana che viene consumata all’interno del nucleo famigliare. Tragedia non diversa da quelle scritte da Euripide, Sofocle ed Eschilo, tramandate nei tempi dalla carta e dal Deja Vu… Tutto si ripete… Quello che viene narrato è già successo e succederà ancora.

Da qui il doppio, quella linea sottile che divide le emozioni, mai pure, ma in bilico tra normalità e pazzia, e tra pazzia e normalità.

Ho voluto così raggiungere quel globale che ogni giorno ci accompagna, quel sintomo di insofferenza e disagio che non riusciamo a spiegare… che i personaggi stessi non riescono a spiegare, tanto occupati loro a trovare un punto d’unione tra l’essere o l’esserci, che più non danno rilevanza al doppio che dentro li logora.

tutti credono di fare i padroni della storia, di essere i protagonisti del dramma, essendo loro i “normali” che cercano di sanare una situazione insanabile. Perché? Perché in realtà, come accade a tutti, inesorabilmente, da padroni di una situazione si passa ben presto a diventarne i dipendenti…

La malattia diviene il padrone della vicenda.

Eve, la madre, in realtà non è alle dipendenze della malattia… Lei stessa è la malattia padrona che controlla, come un burattinaio col suo burattino, le situazioni, le persone, le emozioni….

Come i pianeti che girano attorno al sole, dove la gravità però è talmente forte che risucchia i corpi celesti dentro di se, bruciandoli.

Tutto è quindi sotto l’occhio di Eve… Gli altri che girano attorno a lei, sono in funzione della sua tragedia, del fato che prima o poi compirà il dramma finale…

Il mare… Infinito allo sguardo, ma delimitato sempre e comunque da confini… tutto finisce lì… sempre lì… in un luogo dolce e amaro, grande e piccolo, ma specchio di questa realtà…

 

Antonio Sotgia

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